Nella manovra di bilancio appena annunciata dal governo Meloni è previsto un aumento delle spese militari nel prossimo biennio di 14,4 miliardi e un taglio netto di risorse alla scuola pubblica di 83,9 milioni di euro nel 2027 più altri 251,7 milioni di euro dal 2028. Si annuncia una riduzione del personale docente e Ata di circa 7mila unità, che si aggiungono agli 8mila tagli decisi dallo stesso governo Meloni nel 2025.
Più precisamente, nell’articolo 66 del disegno di legge di Bilancio si riduce l’organico della Scuola dell’autonomia di 4.925 docenti e 2.049 collaboratori scolastici e assistenti tecnico amministrativi a partire dall’anno scolastico 2027/28, dopo che nell’anno 2025/26 sono stati fatti tagli per 5.660 docenti e 2.174 ATA.
Contemporaneamente a beffa della Costituzione, si aumentano i fondi per le scuole private e si rinnovano i bonus di 1.500 euro per sostenere e incentivare la scelta verso l’istituzione privata.
La motivazione del calo demografico è ormai logora e non regge più. I posti tagliati al tempo del duo Gelmini-Tremonti nel 2008 (130 mila) non sono stati più ripristinati. L’organico di potenziamento è stato ridotto negli ultimi anni ed è stato introdotto l’obbligo di utilizzarlo come tappabuchi per le sostituzioni dei docenti assenti, anziché per lo scopo deputato, e cioè attività di miglioramento dell’offerta formativa o a supporto di classi numerose e alunni che necessitano di interventi didattici individualizzati.
Il ministro Valditara parla di “sicurezza” nelle scuole e approva o accetta silenziosamente per amore del posto la diminuzione del personale addetto alla vigilanza negli ingressi e nei piani degli edifici scolastici, come pure all’assistenza agli alunni più piccoli.
Non c’è niente nella manovra di bilancio per la sicurezza degli edifici, pur sapendo tutti che nella maggioranza dei casi non ci sono certificazioni e garanzie di sicurezza. Su 40 mila edifici scolastici statali, più di 30 mila non risultano a norma. E nel 60% degli edifici difetta l’ accessibilità per gli alunni con disabilità motoria.
La spesa per l’istruzione in Italia è appena al 4% del PIL, tra gli ultimi in Europa.
I nodi stanno venendo al pettine. Si paga il conto di una dissennata politica di riarmo e di guerra decisa a Bruxelles, con il sostegno congiunto e collaborativo delle forze di Destra e del PD. Per cui le critiche di ora del senatore Boccia per le ricadute senza una autocritica per le decisioni a monte suona alquanto ipocrita.
Così ci permettiamo un’osservazione critica alla segretaria Cisl Fumarola, che annuncia mobilitazioni “se i tagli saranno confermati”, cioè se capiamo bene, a Finanziaria ormai approvata. Ma la mobilitazione serve ora, prima che i tagli inaccettabili siamo confermati.
Il PCI è con i docenti e gli studenti in lotta, per rovesciare la politica voluta dalla grande finanza e dai mercanti e produttori di armi.
NO al riarmo e NO alla guerra! NO ai tagli e PIÙ investimenti per la scuola pubblica, dove si costruisce il nostro futuro!
Dipartimento istruzione PCI