Periodo: 19/10
19 ottobre 1943 : Il generale Emilio Canevari concorda con ufficiali delle SS la creazione di una di
19 ottobre 1943 : Il generale Emilio Canevari concorda con ufficiali delle SS la creazione di una divisione italiana SS forte di 13 mila uomini più altri 3 mila da addestrare a compiti di polizia, sotto la esclusiva responsabilità delle SS:
"Davanti a Dio, presto questo sacro giuramento:
Che nella lotta per la mia patria italiana contro
I suoi nemici sarò in maniera assolta obbediente
Ad Adolf Hitler, supremo comandante dell’esercito
Tedesco e quale soldato valoroso sarò pronto in
Ogni momento a dare la mia vita per questo giuramento."
Le SS italiane si proclamano apertamente naziste, ammiratrici della Germania di Hitler al punto da giurare in pubblico fedeltà al nazismo, alla Germania, non all’Italia. Più che fascisti, questi militi si considerano seguaci del capo delle SS tedesche – e ministro degli interni del Reich –gen. Heinrich Himmler e agli ordini discrezionali del suo rappresentante nell’Italia occupata, gen. Karl Wolff, uomo di fiducia di Hitler. Il comando operativo delle SS italiane è affidato al gen. Peter Hansen Tschimpke. Sono militari italiani che accettano di agire al comando di ufficiali germanici.
Devastante soprattutto per le tante vittime e per le loro famiglie, causate dai vari distaccamenti delle SS nostrane. Essi, impiegati dai tedeschi in Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Umbria raramente fanno prigionieri — come si vanta pubblicamente Giuseppe Mugnone, capo dell’Ufficio Arruolamento e propaganda della Legione a Vicenza — dimostrandosi privi di qualsiasi codice d’onore militare e non meno feroci delle SS germaniche al cui modello si ispirano.
Indicativa al riguardo, tra le diverse reperibili, la confessione del legionario italiano Alessandro Meneghin. Parlando di partigiani catturati e feriti, il milite afferma: “…i partigiani erano in otto, tutti giovani, irà loro una donna; niente prigionieri. L’ordine era annientamento. Li mettemmo in fila e dopo un po’ il comandante ci ordinò di ucciderli • così fu fatto. Li lasciammo lì”. Riferendosi particolarmente a due, Meneghin dice che “riuscirono a superare l’accerchiamento ed a sparire nel bosco inseguiti dalle nostre raffiche. Devono essere stati feriti ,,seriamente perché, dopo, ne seguimmo per un po’ le tracce insanguinate. Poi uscì un altro, con un ferito sulla schiena e riuscì pure questo, nonostante il nostro fuoco, a cacciarsi nel bosco; lo prendemmo quasi subito. Nel frattempo catturammo anche gli altri; poi li abbiamo fucilati sul posto”. I fatti, avvenuti il 17 aprile ’44 nei pressi di due stavoli montani, nella località friulana Slaue-Oseacco di Resía.
Nella regione agiscono con analoghi metodi repressivi estremi altri contingenti di SS italiane: per il Friuli orientale a Pradamano (Villa Giacomelli), per il Friuli centrale a Udine (via Cairoli), per l’alto Friuli a Tolmezzo, per la destra Tagliamento a Pordenone. Particolarmente crudele quello stanziato a Palmanova, specializzato nella caccia ai partigiani, al comando del ten. Ernesto Ruggiero, inizialmente ufficiale della GNR, in seguito passato alle SS e promosso capitano dal comandante delle SS germaniche della cittadina friulana. Processato dalla Corte d’Assise di Udine nell’ottobre ’46, Ruggiero è riconosciuto colpevole di uccisioni, sevizie efferate, mutilazioni permanenti inflitte agli arrestati. La lettura degli atti processuali, delle deposizioni rese alla Corte, della sentenza finale, pubblicati a Udine è raccapricciante. La sentenza, emessa il 5 ottobre ’46, parla di feroci sevizie inferte “su ogni parte del corpo, spesso sulle più sensibili, servendosi dei più svariati mezzi, come bastoni, grossi pezzi di legno, spranghe di ferro, cinghie, guinzagli, nervi di bue, filo di ferro spinato, scarpe chiodate, pugni ricoperti di guanti ferrati; con ustioni prodotte da sigarette accese, tizzoni ardenti, polvere pirica… con conficcamento di aghi sotto le unghie, …con lo stringere loro con pinze i genitali, …cagionando la morte a più di cinquanta persone”. Condannato alla pena capitale, poco dopo commutata in pena detentiva, Ruggiero e i suoi militi Giacomo Rotigni, Remigio Rebez, Alessandro Munaretto, Giovanni Bianco, Quinto Cragno, Giovanni Turrin, Giuseppe Coccolo vengono scarcerati alcuni anni dopo. Nella caserma Piave di Palmanova agisce anche il Centro di repressione antipartigiana delle SS italiane, diretto dal ten. Odorico Borsatti responsabile di svariate uccisioni, violenze su arrestati, impressionanti sevizie ampiamente accertate in sede processuale a carico dei componenti del Centro. Catturato e tradotto in giudizio per direttissima a Udine, Borsatti è condannato alla pena capitale e fucilato alla schiena con disonore militare. Al collo porta la catenina d’oro sottratta al gappista ventenne Giovanni Beccia, fucilato sulle mura della caserma Piave. Questo un brano esemplare della sentenza: “…per avere cagionato con sevìzie la morte dei patrioti Silvio Marcuzzi-Montes, Severino Staculi- Lupo e altri, fra cui il commissario politico Poldo (Enrico Da Ponte, dirigenie dei GAP- n.d.a.) legato con gli arti estremi a due cavalli posti in direzione opposta e poi squartato dagli stessi, incitati con la frusta ad allontanarsi l’uno dall’altro. In un solo giorno dieci patrioti sconosciuti furono fucilati da un plotone comandato dal Borsatti.
Delle SS italiane fa parte, quale comandante di una autonoma formazione di Polizia speciale, il seniore Mario Carità (che talvolta nelle talvolta si firma SS-Sturmbannfúhrer), uno dei più sanguinari torturatori , della RSI, come è stato documentato durante il processo alla Corte d’Assise di Lucca nel giugno ’45 a carico di 178 appartenenti alla banda. (Vedi sul blog la casella a lui riservata http://toscano27.wordpress.com/la-banda-carita-ferri... )
Non sono da meno le Ausiliarie del Servizio femminile al comando, della contessa Piera Fondelli Gatteschi (capaci di inenarrabili crudeltà: è provato che una di queste Ausiliarie ha seviziato per quattro giorni il partigiano diciottenne Armando Grava, di Revine in provincia di Treviso, presente la madre che ha poi testimoniato, tagliuzzando zigomi e testicoli, fratturando i polsi, accecandolo con sigarette accese, versando acido muriatico sulle ferite), gli Avanguardisti della RSI (ragazzi e giovanissimi, come si può osservare in varie loto), il Corpo volontari della morte, la Legione autonoma Ettore Muti, il corpo addestramento reparti speciali-C.A.R.S., il Corpo contro guerriglia-CO.GU., i Moschettieri delle Alpi, la 4a Legione Milizia confinaria, il Battaglione bersaglieri volontari Bruno Mussolini, la Guardia civica di Trieste, il Reggimento volontari Alpini friulani Tagliamento formato dal console Ermacora Zuliani a Udine e trasformato in seguito in agglomerato di SS italiane alle dipendenze operative delle SS germaniche nelle valli dell’Isonzo e del Vipacco, l’Ispettorato speciale (li Polizia antipartigiana stanziato a Brescia, le Forze armate fasciste-l’AF a Trieste, il Battaglione Bir el Gobi, il Corpo speciale paracadutisti della Brigata Folgore, il Battaglione Guardia del Duce, la Guardia di Finanza rimasta in servizio, la Milizia forestale, la Polizia nelle questure e nei commissariati, la Milizia della strada (i cui allievi della Scuola di istruzione stanziata a Piovene Rocchetti, circa 400, nel giugno ’44 compiono cruenti rastrellamenti sull’Altopiano di Asiago, affiancando una compagnia di SS italiane).
Che gli uomini delle S.S fossero belve si e disperati se ne deduce da alcuni canti:
Esaminiamone alcuni
Nelle azioni di antiguerriglia e di rastrellamento antipartigiano i legionari SS italiani cantano canzoni così concepite:
"All’armi, all’armi, all’armi!
siam fascisti repubblicani
terror dei partigiani
che sono dei ruffiani
ed anche dei fuori legge
che faremo in tante schegge
ed anche dei banditi
che saran da noi finiti.
Brutte facce da impestati
da noi presto eliminati
contro un muro fucilati
su un albero impiccati
con il pugnale sgozzati
con le bombe dilaniati.
sull’aria della “Carmagnola”
I ribelli impiccheremo
i gerarchi accopperemo
i pretacci inc…
viva il rombo del cannon!"
- Inno delle SS germaniche (Das Treuelier des SS) .
Nella traduzione italiana l’inno veniva cantato durante le marce anche dai legionari SS italiani:
"Quando tutti diventeranno infidi,
quando tutti mancheranno di fedeltà,
affinché sempre sulla terra
ci sia una bandiera per voi.
Compagni della nostra gioventù,
la vostra immagine di tempi migliori
che ci consacra alla virtù virile
ed alla morte per amore,
non si allontanerà mai da noi,
resterà a noi sempre vicina,
fedele come la quercia tedesca,
come la luna e la luce del sole!
Una volta ancora si rischiari
la coscienza di tutti i fratelli,
essi ritornino alla sorgente
in amore e in fedeltà.
Hanno bene combattuto
gli eroi di questa epoca.
Ma, ora che la vittoria è raggiunta;
Satana usa nuove astuzie.
Ma comunque abbia a formarsi
il tempo nella vita,
tu per noi non devi invecchiare,
o sogno di bellezza.
Voi stelle siateci testimoni,
che ci guardate tranquille dall’alto:
quando tutti i fratelli taceranno
e crederanno in falsi idoli,
noi non mancheremo alla parola,
non diventeremo dei gaglioffi,
noi predicheremo e parleremo
del Sacro Impero Tedesco".
Parole e musica cadenzate su passo di marcia, con rullo di tambuiri, tono marziale e canto corale. Le parole traggono ispirazione dall’idea-base nazista della fondazione di un nuovo “Ordine europeo” dominato dalla Germania e dal concetto di razza superiore. La simbologia nazista ha fatto largo ricorso al paganesimo e all’esoterismo; tipico il richiamo a Satana-Lucifero e alle sue tenebrose astuzie per far vincere la causa dell’inferno. Bisogna ricordare che sulle fibbie dei cinturoni dei soldati tedeschi era impressa la frase Gott mit Uns: Dio è con noi.
Non dovevano andare bene nemmeno con le donne se arrivano a cantare questa nenia, almeno i tedeschi avevano “Lilì Marlen” :
"Le donne non ci vogliono più bene
perchè portiamo la camicia nera
Hanno detto che siamo da galera
Hanno detto che siamo da catene
L’amore coi fascisti non conviene
meglio un vigliacco che non ha bandiere
uno che serberà la pelle intera,
uno che non ha sangue nelle vene.
Ce ne freghiamo. La signora morte
fa la civetta in mezzo alla battaglia,
si fa baciare solo dai soldati.
Forza, ragazzi, fatele la corte!
Diamole un bacio sotto la mitraglia.
Lasciamo le altre donne agli imboscati
Stornelli Legionari
Vogliamo scolpire una lapide
incisa sull’umile scoglio,
a morte il marchese Badoglio
noi siam fascisti repubblican.
A morte il Re
viva Grazian,
evviva il Fascio
Repubblican!
Vogliamo scolpire una lapide
incisa su pelle di troia
a morte la casa Savoia
noi siam Fascisti repubblican.
A morte il Re
viva Grazian,
evviva il Fascio
Repubblican!"
La loro discendenza nei canti proviene da lontano almeno 10 anni infatti nel ’35 al tempo delle stragi in Abissinia cantavano così :
"Stornelli Neri
Anonimo
Se prenderemo il Negus,
gliene farem di belle,
se lui farà il testardo
noi gli farem la pelle!
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai,
se l’abissino è nero
gli cambierem colore
a colpi di legnate,
o gli verrà il pallor!
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai,
il general De Bono
ci ha detto in confidenza
se prenderemo il Negus
ci manderà in licenza.
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai,
orsì facciamo in coro
una gran preghiera:
su manda in Abissinia
pure anche Carnera.
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai,
io parto per l’oriente
e vado in Abissinia
e a tutti i nemici
farò la permanente!
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai
se il Negus non risponde
e all’armi fa l’appello,
noi gli farem gustar
l’antico manganello!
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai,
C’è una nazione grande,
che ha molti quattrini,
noi in compenso a Roma
abbiamo Mussolini!
Dai, dai, dai, l’abissino vincerai!"
Lasciamoli cantare ed esaminiamo quella che è considerata l’ultima strage :
l’Ultima strage
A Rodengo Saiano le SS italiane di Thaler e il suo “Gruppo Pronto Impiego” opposero una certa resistenza. Il 26 aprile, al monastero degli Olivetani di Rodengo i partigiani disarmarono con facilità un’ottantina di SS italiane che indossarono subito abiti civili. Ma a quel punto giunsero in forze, da varie direzioni, altre SS italiane che circondarono il monastero e vi irruppero lanciando bombe a mano, sventagliando raffiche di mitra e sparando con i Panzerfaust. Alcuni partigiani vennero catturati e, nel corso della notte, Thaler ne fece fucilare 6 sui declivi dietro la villa Fenaroli sede del Comando (Giovanni Pezzetti, Mario Andreis, Gaetano Lumini, Giovanni Felappi, Gastone Tiego e Angelo Franckinì). I corpi furono abbandonati insepolti. Altri 4 partigiani furono passati per le armi e sepolti affrettatamente in tre fosse scavate nell’orto dietro la villa Fenaroli: il dottor G. Battista Vigbenzi di Ostiano, segretario comunale di Rodengo-Saiano e vicecomandante di settore del C.V.L. bresciano; Giuseppe Malvezzi di Desenzano, Gioranni Ceretti di Gussago e Giuseppe Caravelle di Palermo. testimoniarono che tutte le salme ritrovate presentavano lesioni non attribuibili ad armi da fuoco, ma a sevizie.
Dopo che nella notte tra il 27 e il 28 aprile molti dei suoi uomini erano scappati, alle prime ore del 28 lo stesso Thaler lasciò Rodengo-Saiano con una ventina tra autocarri e automobili. La colonna fu fermata dai partigiani a Paratico, alle soglie di Sarnico e una parte di essa si arrese, ma Thaler e circa 25 dei suoi si rifugiarono in una cascina. Dopo aver resistito per un giorno e mezzo con le armi, incendiata la cascina dai partigiani di Adro il Thaler riuscì ancora a fuggire con alcuni tedeschi; fu arrestato il 1° maggio mentre, da solo, tentava di guadagnare l’alta val Camonica. Portato a Brescia, quando si seppe dell’ultimo massacro da lui ordinato a Rodengo Saiano fu immediatamente processato e condannato a morte da un tribunale di guerra. Tradotto infine sul luogo dove erano caduti i 10 partigiani, venne fucilato.
A. Pa (in Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, edizioni La Pietra-Walk Over, Milano 1984)
http://toscano27.wordpress.com/le-s-s-italiane/
LIBRO :
"I carnefici di Salò"
di Primo de Lazzari, "Le Ss italiane", Teti Editore, pp.227, € 10
Primo de Lazzari nel suo libro antologico ci ricorda i misfatti delle Ss italiane. Lettura da consigliare vivamente ai revisionisti di oggi.